sabato 19 agosto 2017

Fiducia che ottiene

«Donna, grande è la tua fede» (cf. Mt 15,21-28). Il Vangelo di questa domenica ci mostra la dinamica della fiducia e il misterioso potere che abbiamo sul cuore di Dio. Sì, perché davanti a un incontro come quello di Gesù e la cananea non possiamo non sentire dentro di noi un grido di esultanza perché il nostro Dio è Padre ed esaudisce le nostre preghiere. Le esaudisce, perché è Padre. Troppo spesso sentiamo dire: “Prega però non chiedergli quello che vuoi tu, ma quello che vuole Lui”. Vero. Però… sì c’è un però. Quando il cuore è al colmo della sopportazione e si sente l’impotenza davanti a situazioni che si vorrebbero diverse e che non si possono cambiare, quando si avverte l’impossibilità di intervenire, quando si sperimenta il limite… allora questo fiume di misericordia che salva è come una ventata di aria fresca in una giornata torrida. Certo che Gesù sa quello che è meglio per noi, ma saremmo ipocriti se pregassimo senza dolore, se chiedessimo senza osare domandare una grazia e crederci davvero. Il nostro Dio non ci ha insegnato a pregare in modo asettico, senza coinvolgerci, come se fosse lo stesso essere ascoltati o meno. Ci ha detto di bussare, perché ci avrebbe aperto. Di chiedere, perché ci avrebbe dato. Di osare, perché avrebbe accontentato la nostra richiesta. Talvolta si vuole ridurre l’onnipotenza di Dio e interpretare le parole dell’angelo: “Nulla è impossibile a Dio”.  Ma l’angelo ha proprio detto questo!

La donna cananea di oggi ci ricorda tanto Maria alle nozze di Cana. Lì Maria aveva rispettato la scelta di Gesù, aveva sentito bene la sua obiezione, eppure fece un salto in avanti e con un tuffo di fiducia osò dire ai servitori: “Fate quello che vi dirà”. E Gesù, quasi messo alle strette, fece il suo primo miracolo. Maria è andata oltre tutto quello che percepiva e si è comportata come si comporterebbe un bimbo, gettandosi nelle braccia del suo Papà. Come a dire: “Capisco che non posso ottenere tutto quello che mi sembra giusto, ma io ho bisogno di chiederlo, ho bisogno di essere autentica”.
Non riusciremo mai a sondare le profondità del grande mistero della preghiera. La preghiera può tutto. Apre strade dove strade non sembrano esserci. Non importa se si osa invertire l’ordine e invece di attendere il proprio turno, ci si fa accanto al banchetto preparato per altri. Quello che conta è raggiungere Gesù, e credere in Lui. Se uno ci crede, sarà sfamato, sia che mangi un piatto di carni pregiate sia che mangi un tozzo di pane.


Lucia di Fatima, un giorno, disse con trasporto: “Non c’è nulla, neppure il problema più grande, che non possa essere risolto con la preghiera del Rosario”. La preghiera è il nostro rivolgerci a Lui: “Signore aiutami!”. Come quel giorno la cananea, sentiremo Gesù che ci dice: “Avvenga per te come desideri”. Noi che ci siamo affidati a Maria siamo spronati da lei alla preghiera costante, a chiedere senza stancarci, ad avere nel cuore sempre pronta un’Ave Maria perché solo in questo modo, solo con un’ostinata audacia potremo vedere Dio all’opera laddove pareva impossibile. “Gli anelli che voi vedete spenti, senza raggi, sono le grazie che non mi chiedete” disse Maria a santa Caterina Labouré, mentre le spiegava l’immagine della futura medaglia miracolosa. Cosa vuol dire questo se non che la preghiera è la cosa più necessaria? Sì, gli anelli della Vergine si riempiranno di luce e questa luce diventerà aiuto concreto per le persone per cui preghiamo se avremo un cuore di figli che si fidano di Dio e della sua infinita tenerezza verso ciascuno.

sabato 5 agosto 2017

Senza paura

«Gesù si avvicinò, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”. Il Vangelo di questa domenica (cf. Mt 17,1-9) va al cuore della nostra fede: l’incontro personalissimo con Gesù. Pietro lo ricorderà nella seconda lettura: non siamo andati dietro a una favola, ma abbiamo toccato con mano la sua persona. Come a dire: Gesù l’ho incontrato! Perciò si capisce la schiettezza dei santi, la loro creativa libertà. Se lo hai incontrato, non ti interessa più barare, non fai più nessuna moina per difendere un’immagine di te accattivante. Se lo hai incontrato, gradualmente il suo amore intensissimo e infinito ti ha spogliato delle tue molteplici stratificazioni di illusioni e di menzogne e ti ha lasciato tale e quale eri… con la tua ammirabile nudità. Non c’è da vergognarsi, perché scandalizzarsi di essere quelli che siamo! Siamo creature amate, create dall’amore, “contaminate” di luce, direbbe papa Francesco. Il fatto che siamo anche attraversati da spinte che vanno verso il male, non significa che ci identifichiamo con esse. Significa solo che abbiamo degli indicatori della nostra fragilità che ci aiutano – sì, ci aiutano! – a camminare sulla strada del sano realismo e anche – anzi soprattutto – dell’amore più grande!


Affidarci a Maria ci libera da tutte queste schiavitù mentali, sottili o più evidenti, ma sempre castranti. Pronte a tenerci col morale basso come se questa vita dovesse darci qualcosa e noi non lo riceviamo. Ma non è così che funzionano le cose nella realtà: siamo noi che in comunione con Gesù, nostro unico Salvatore, dobbiamo sentirci responsabili del mondo e portare speranza dove non c’è nessuna apertura a Dio e dove si rischia di disumanizzarsi. Allora affidarci a Maria nello spirito di san Massimiliano significa oggi alzarsi e non temere, perché se abbiamo visto il Signore, la vita non è più un problema, è invece il luogo in cui - con la forza che ci viene dal saperci amati e sostenuti - noi facciamo la differenza. Porgere la mano agli infelici, diceva il nostro Massimiliano. Fare di tutto perché a chi ci avvicina arrivi un raggio di bontà che gli faccia sentire nostalgia della bellezza divina. Maria è stata donna forte, coraggiosa, sempre proiettata in avanti, una donna che non si è mai voltata indietro, non ha esitato. Ha visto Dio, ne ha fatto esperienza, e poi ha fatto della sua vita un dono. Impariamo da lei, dai santi, a rafforzarci nella stima interiore, quella stima che ci fa dire: “Mi alzo Signore e vado, senza paura, perché ora che ti ho incontrato, sono una missione su questa terra. Ogni mio gesto, azione, pensiero, sentimento dovrà collegare gli altri a Te”. L’affidamento a  Maria è un gesto dinamico, ci conduce sempre oltre… fino agli orizzonti più inesplorati dell’amore. Che sia creativa la nostra vita, che sia amore! 

sabato 29 luglio 2017

La perla più bella

La perla preziosa di cui parla Gesù in questo Vangelo domenicale (cf. Mt 13,44-52) è Lui stesso, “sole” di bellezza, come lo definì santa Caterina da Siena, la Persona Divina per la quale vale la pena – ieri come oggi – vendere tutto per possederla. A tutti è concesso – attraverso modalità sempre nuove – di venire in contatto con il Signore. A Lui è piaciuto venirci incontro – ci ricorda la Chiesa – e rivelarci fin dove a noi era possibile - e anche oltre talvolta – se stesso. Non cose, non compensazioni alle nostre seti disordinate e ai nostri bisogni più immediati, ma se stesso, la sua Persona, che appaga ben altra sete, quella d’amore, di senso, di eternità. Gesù, mentre ci affascina con i suoi racconti densi di immagini plastiche, ci suggerisce concrete modalità per attingere al suo amore, per farne esperienza concreta. In queste scene di tesori nascosti e inaspettatamente trovati e di perle luccicanti comparse tra altre più comuni come per magia, resta necessario un atteggiamento: la ricerca. Non basta rivolgersi un attimo a Lui, non è sufficiente cercarlo quando capita o se ne ha bisogno, la tensione verso di Lui va alimentata e assecondata senza sosta perché possa diventare vitale. Se c’è un sacrificio assolutamente necessario nella nostra vita cristiana, è quello che si deve fare nel dire no a tutte quelle suggestioni che attirano la nostra attenzione. Si tratta di fare sempre scelte nette, che tagliano questi influssi e vanno nella direzione dell’adorazione. Senza contatto con la Parola quotidiano, senza preghiera e colloquio con Lui, senza una vita offerta e donata, diventa più difficile per il cuore attingere alla sua sorgente segreta. E quando si allenta il contatto con la parte più vera di noi – il “centro o nucleo interiore” come diceva Edith Stein – si allenta anche con Dio, perché il nostro centro è “ancorato all’alto”. È fondamentale conoscerci, sapere come funzioniamo, per fare scelte di libertà, non indotte dall’esterno, ma volute perché valutate buone.

Maria in questo ci è madre e maestra. Ad alcuni la sua vita non pare nulla di eccezionale tanto è stata ordinaria, nascosta e segnata dal limite. Se si pensa agli anni trascorsi a Nazaret, sembra di poter dire che quasi nulla di quello che le era stato promesso aveva trovato un’espressione visibile. Tanta grandezza eppure la vita sua e di Gesù trascorreva esattamente come quella degli altri. Ma questa analisi non ci convince. Maria aveva una luce negli occhi, che era quella “quantità di luce” - direbbe papa Francesco - che aveva nell’anima. Essere in comunione cosciente con Dio non è lo stesso che vivere spensierati senza mai dare spazio al proprio mondo interiore e a quello che lo abita. La perla preziosa che Maria ha trovato è l’amore di Dio. Per esso ha lasciato tutto nel vero senso della parola. Ha proprio deciso fermamente e senza mai voltarsi indietro di adattarsi al progetto divino, qualunque forma avesse assunto e in qualunque luogo e circostanza l’avrebbe condotta. Maria “trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. Affidarci a lei significa sganciarci una volta e per sempre – anche se in concreto gradualmente – da ogni idolo o schiavitù, primo fra tutti la nostra stessa volontà, per dare credito e seguire le ispirazioni dello Spirito Santo, lasciando che Cristo possa vivere in noi. Questo accade nella semplicità della vita, il luogo scelto da Lui per farci camminare, crescere e maturare fino ai frutti più belli, spesso inaspettati, risultato della sua libertà creatrice. Solo chi lo segue anni e anni nell'umiltà, vedrà le cose grandi da Lui promesse. È il suo stile, semplicissimo eppure immenso, capace di stupirci sempre e nuovamente. Come il mercante che quando meno se lo aspettava, si trovò tra le mani la perla più bella del mondo.

sabato 22 luglio 2017

Il bene è più forte

L'elemento che accomuna le tre parabole del Vangelo di questa domenica (Mt 13,24-43) è la sproporzione tra il bene e il male a livello dell'apparenza, mentre a un livello sostanziale - e dunque meno visibile - il bene vince di gran lunga. La zizzania è un'erbaccia infestante che affonda le radici molto in profondità e si fonde e confonde con le piante sane quasi sopravanzandole. Il granello di senape è tanto minuscolo che nessuno giurerebbe sulla sua riuscita. Eppure nel tempo cresce e si impone nel giardino fino a diventare un albero così robusto da poter accogliere e dare riparo agli uccelli. Così il lievito, che quasi si disperde e sparisce all'interno della massa di farina eppure ha un forza tale da farla diventare enorme. Cosa vuole dare Gesù al nostro cuore, quale nutrimento desidera offrire alla nostra anima? Quali prospettive per il futuro? Il conforto che riceviamo riguarda il modo di agire di Dio nella storia e nella mia storia. Il suo esserci è tanto profondamente integrato con il nostro che se non attiviamo sempre e nuovamente la fede non lo vediamo. Ma basta chiudere gli occhi e riflettere sulla nostra vita, da riconoscere immediatamente la sua presenza, il suo passaggio, lo stile con cui ha operato e opera. Vediamo crescite che mai avremmo potuto realizzare da soli e ci rivolgiamo a Lui, sappiamo che dietro c'è Lui e la sua regia sapiente. Comprendiamo allora che ciò che più Lui ama è il preparare vie di salvezza nel tempo, attraverso percorsi che si snodano in luoghi e modalità assolutamente imprevedibili. Qualcosa della sua logica  ovviamente è fisso, e fa parte del suo stile, che vediamo narrato in tutta la storia della salvezza, altro invece è frutto della sua creatività e soprattutto si adatta a ciascuno di noi, è l'abito personalizzato che come Padre amoroso ci confeziona.

Il messaggio allora è chiaro: "Non aver paura di sprecare la tua vita per me, di perderti dietro le mie vie, di darmi fiducia, di puntare sui valori spirituali della preghiera e dell'adorazione... nel lungo tempo vedrai buona parte del mio disegno e arriverai a stupirti tante volte perché dovrai riconoscere che quello che sta fiorendo attorno a te è opera del mio amore". Per assumere questo atteggiamento abbiamo bisogno di guardare a Maria. La sua umiltà le ha fatto accogliere serenamente le vie di Dio e le ha dato il coraggio di dare fiducia al buon grano, al piccolo granello, all'invisibile lievito. Maria non ha cercato,  come direbbe san Francesco, una santità che appaia all'esterno, quanto la santità che si nutre di preghiera, e su questa crede, spera, offre, soffre, intercede. Gesù ha voluto regalarci la grandissima certezza che viene dal fidarsi. Non dal compiere chissà quali cose, ma semplicemente dal fidarsi. Sì, qualunque prova ci stia facendo tribolare, rendiamoci conto che niente è fuori dell'amore di Dio; dunque se avremo fiducia nella sua potenza, coltivando nel cuore lo spazio per l'incontro con Lui, sapremo anche vedere pian piano come il suo progetto si va realizzando, armonizzando - come solo Lui può e sa fare - tutte le fonti di contraddizioni e di dolore. Maria a Pentecoste è l'esempio concreto di questo discorso: lei che aveva attraversato con fede il tunnel del dolore, si ritrova piena di amore e di apertura alla vita, protagonista di una impresa rigenerante. Ogni semino accompagnato con serena fiducia nel suo processo evolutivo, diventa fattore di vita, speranza per sé stessi e per il mondo.

sabato 15 luglio 2017

Il 100 di una vita piena

"Una parte del seme cadde sul terreno buono e diede frutto: il 100, il 60, il 30 per uno" (Mt 13,1-23). Questione di accoglienza, sembra dirci Gesù in questo Vangelo della domenica. La vita divina è un dono per tutti. Il seminatore non è avaro né di parte. Tutto quello che ha, lo elargisce con larghezza, con generosità spingendosi anche nei luoghi in cui - umanamente parlando - ci sono poche possibilità di riuscita. Durezze e aridità sono le tante forme di difesa con cui il cuore dell'uomo evita il confronto con sé stesso e con la verità. Il risultato però è mortificante: si finisce inariditi, soffocati e bruciati dal restare ripiegati su se stessi. Una vita senza ossigeno né fecondità. È vero, quando Dio entra nella nostra vita, non lo fa per farci rimanere tale e quali a prima. La sua creatività d'amore ci spinge sempre a nuove conversioni. Dopo che per anni abbiamo lavorato su un aspetto del nostro atteggiamento interiore, ecco che Lui ci raggiunge con nuove chiamate. Potature necessarie perché la nostra pianticella dia frutti abbondanti. Capire questa pedagogia di Dio Padre ci è di grande aiuto nel cammino. Ci fa guardare le vicende della vita con i suoi occhi. Quello che in apparenza può limitarci e porci dei freni nella realizzazione personale, diventa invece il modo migliore per trasformarci nel profondo e, attraverso percorsi anche dolorosi, generarci a vita nuova. Quante volte  mentre viviamo dei passaggi vitali importanti, ne sentiamo il peso, e tuttavia sappiamo che in qualche modo è un bene per noi e in seguito - col senno di poi - riconosciamo le orme di Dio e siamo capaci di vederne i frutti. Sappiamo che siamo cresciuti, tocchiamo con mano l'ulteriore cambiamento, gustiamo questo nuovo dono di libertà. E non riusciamo più a considerare negativo quel tempo, perché è stato proprio il restare in quel tempo a far morire qualcosa in noi perché potesse nascere il nuovo.

L'accoglienza della Parola è questo accettare il processo e molto altro ancora. Lo sa bene Maria, che ha inteso la sua esistenza come un itinerario a tappe in cui imparare da Dio a vivere. Lei è l'unica persona in cui il seme gettato ha dato il 100 per uno. Per noi è rassicurante sapere che le cose in lei sono andate così. Perché guardando ai distacchi e alle sofferenze che hanno costellato la sua vita, impariamo a non valutare superficialmente le prove e le fatiche legate al vivere, ma ci impegniamo come lei a glorificare Dio Padre con la testimonianza della nostra gioia coraggiosa. I santi, è stato detto,  sono il successo di Dio,  la dimostrazione di cosa può fare Dio quando la creta di cui siamo fatti non si oppone alla sua mano creatrice. Santa Maria ci fa desiderare la dolcezza di una vita accogliente, lasciata alle mani sapienti di Colui che è Padre e dà fiducia a ciascun suo figlio,  dotandolo delle opportunità per dare il meglio di sé e magari - di donazione in donazione - avvicinarsi a quel 100 che è la vita piena e realizzata. 

sabato 8 luglio 2017

Umili di cuore

"Imparate da me che sono mite e umile di cuore" (cf. Mt 11,25-30). Per chi sa ascoltare il proprio cuore e dare tempo e spazio all'interiorità queste parole di Gesù risultano comprensibili. C'è una gioia - la gioia vera- che nasce dal gustare Gesù come unica ricompensa. La sua lode al Padre nasce dalla presa di coscienza profonda che non c'è felicità su questa terra se non nel viversi e sapersi dentro questo abbraccio. Percepiamo anche una vena di nostalgia che passa nel cuore del Signore, mentre sente che tanta bellezza, tanta felicità e gioia sono vissute da pochi. Un dono per tutti ma che solo i piccoli sperimentano. Cuore umile e bruciante di amore  che vorrebbe solo trovare altrettanti cuori pronti a mettere in secondo piano tutto e focalizzarsi su ciò che conta. Quanta nostalgia avvertiamo anche noi! Quante volte nelle nostre case, nelle nostre realtà, nelle relazioni,  nei gruppi percepiamo che ci si attacca a tante cose inutili e secondarie mentre ci sarebbe invece da saltare di gioia per il dono che supera ogni intelligenza e cioè la presenza di Dio in noi e in mezzo alle nostre cose. Lui vivo con noi, il Padre sempre al nostro fianco, nel bene e nel male, sempre dalla nostra parte, a camminare con noi. Con amore, tenerezza e misericordia. I tocchi della sua consolazione.

Sì, il pensiero corre subito a Maria, nostra madre. Lo sappiamo, il suo dono per eccellenza è l'umiltà. Ma come l'ha vissuta? Come ha declinato nelle sue giornate questo atteggiamento di fondo? Siamo lontani dal suo cuore. Perché in noi si solleva sempre la sottile ombra della superbia, che ci fa avere pretese, ci fa puntare i piedi, ci fa lamentare, ci fa diventare criticoni e persone spesso scontente, bravissime a rilevare i difetti e altrettanto brave a nascondere tutto il bene che c'è. Ma per la grazia che ci salva da noi stessi, troviamo continuamente salvezza nell'affidarci a lei. Basta un semplice sguardo, come ci ricorda san Massimiliano Kolbe, gettato verso di lei per smontare quegli atteggiamenti di pretesa e metterci ancora una volta in contatto con la parte più vera di noi. Che parla il linguaggio della fiducia, dell'umille accoglienza della vita così com'è, e ci fa sentire accanto al nostro il cuore della Madre, che ci incoraggia a conservarci dell'umiltà, tutto aspettando dalla Provvidenza che "ottimamente pensa a ognuno di noi" nel migliore dei modi. Ci uniamo a te Maria, per ringraziare insieme Gesù tuo figlio per la Parola di questa domenica, che sussurra a ciascuno di noi. "Se sei umile di cuore, sono io la tua ricompensa, e ne avrai gioia vera. Se pretendi che la realtà si adatti a te e risponda alla tue esigenze, forse cerchi altre ricompense. Prendine coscienza e vieni a me,  e troverai ristoro per la tua vita".

domenica 2 luglio 2017

Perdersi per amore

«Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà» (cf. Mt 10, 37-42). Questo il cuore del Vangelo di oggi. Ce lo sentiamo ripetere: fa’ della tua vita un dono, e sembra un discorso semplice e chiaro. Però se Gesù lo ha messo al centro del suo messaggio, significa che per noi non è tanto semplice e immediato. Quello che ostacola la ricezione di una verità simile è la tendenza a trattenere la vita, anche in alcuni suoi aspetti. A volte abbiamo le mani aggrappate al masso delle nostre visioni delle cose e più la vita ce ne distacca, più noi stringiamo i pugni e ci impuntiamo. A volte facciamo muro contro i momenti di distacco e di dolore invece di farci raggiungere dalla luce che – pur in mezzo alle sofferenze – tenta di farsi strada. Altre volte magari siamo nel giusto ed è l’ambiente che ci circonda ad irrigidirsi, a diventare luogo di durezze e di non accoglienza. E in questo caso siamo chiamati a trovare vie alternative, creative, dettate dall’amore. Possiamo pregare, chiedendo al Signore che ci aiuti a non cedere a questa logica e a lavorare nel silenzio con umiltà, avendo fiducia che alla fine il bene trionfa e troverà la via.


Sì, ancora una volta Maria ci è madre e maestra di vita e di atteggiamenti costruttivi, creativi, che danno vita, aprono al futuro, al cambiamento possibile. Quando siamo noi a essere induriti, Maria ci infonde serenità e fiducia perché ci apriamo gradualmente allo Spirito e ci lasciamo attraversare dalla vita, senza paura. Quando sono gli altri a costituire un problema, Maria ci fa desiderare vie di preghiera e di pace, ci suggerisce strade nuove, interiori, fatte di offerta e di fiducia, di speranza nella sua azione materna. Dove non arriviamo noi, arriverà lei. Si tratta in fondo di umiltà e fiducia, atteggiamenti tipicamente mariani, insieme alla purezza, alla bontà, all’abitudine a posare sugli altri uno sguardo amabile, paziente, che sa che non tutto si può cambiare in questa vita – come ci ha ricordato il Papa – e che ciò va accettato, aprendosi al modo di amare di Dio, che non ha trattenuto la sua meravigliosa vita ma l’ha spesa per noi, l’ha spezzata perché desse vita a noi.